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Gianni Rodari: “Tutti gli usi della parola a tutti”. Vita di un maestro ribelle.

  • Immagine del redattore: Asia D.
    Asia D.
  • 10 nov 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 17 feb


Oggi la professoressa Valentina Torrisi ci ha introdotto la figura di Gianni Rodari, parlandoci della sua vita e delle sue opere e mostrandoci alcune scene del documentario "Gianni Rodari, il profeta della fantasia".

La prof.ssa ci ha detto che Rodari nasce in Piemonte nel 1920 e che perde il padre, fornaio, a soli 10 anni. Questo evento lo segnerà profondamente. Rodari studia in seminario e  poi si diploma come maestro.

Successivamente, a soli 18 anni, inizia ad insegnare nelle scuole elementari. È proprio qui che capisce l'importanza della fantasia: per interessare i bambini, inventa storie e giochi di parole, gettando le basi della sua futura poetica.

Mi ha molto colpito il fatto che Rodari non si considerasse un buon maestro. La prof.ssa ci ha fatto leggere alcune interviste fatte all’autore in cui afferma che:

“Sono stato  un pessimo maestro, però non sono stato un maestro noioso”.

Durante la Seconda Guerra Mondiale viene esonerato dal servizio militare per salute, ma partecipa attivamente alla Resistenza come partigiano dopo l'iscrizione al Partito Comunista nel 1944. A segnarlo sarà anche la morte dei suoi due più cari amici: Nino Bianchi e Amedeo Marvelli. Anche in questo caso mi ha molto colpito il passaggio in cui Rodari afferma di non essere degno dei suoi amici che sono morti in guerra.



La prof.ssa ci ha poi illustrato la sua vita da giornalista impegnato e da scrittore e pedagogista. Ed è proprio in quest’ultimo caso che abbiamo capito quanto sia importante la sua figura all’interno del progetto “La penna fantastica”: nelle opere di Rodari, infatti, troviamo l’importanza della fantasia, del concetto di educazione democratica, del linguaggio visto come un gioco…  La prof.ssa ci ha anticipato che più avanti seguiremo una lezione sul testo più importante di Gianni Rodari: “Grammatica della fantasia”.


Mi hanno molto colpito questi pensieri dell’autore che la prof.ssa ha proiettato:


“Sbagliando s’impara è un vecchio proverbio. Il nuovo potrebbe dire che sbagliando s’inventa”.

E ancora:


lo spero che il libretto possa essere ugualmente utile a chi crede nella necessità che l'immaginazione abbia il suo posto nell'educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola.
«Tutti gli usi della parola a tutti» mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico.
Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.

Infine, la prof.ssa ci ha mostrato numerosi video sulla vita e il pensiero dell’autore

e poi ci ha lasciato alcuni libri da sfogliare e leggere insieme:

“Grammatica della fantasia”, “Il libro dei perché”, “Il libro degli errori” e “Filastrocche in cielo e in terra”.







Asia D.

 
 

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